Viaggi culinari – La colazione dei campioni

L’abbiamo gia’ detto, no?: quando gli italiani viaggiano, vanno in crisi col cibo. E’ matematico. E sentirsi dire “Ah, vai a Londra? Mangia al cinese! Senno’ anche al giamaicano” non e’ proprio incoraggiante.

Bon, son partita, tornata, sopravvissuta. Sopravvissuta soprattutto al british breakfast: considerando che faccio colazione a latte e biscotti da quando sono nata, diciamo che il primo giorno mi si e’ leggermente chiuso lo stomaco quando sono entrata in breakfast room: uova all’occhio di bue o strapazzate, bacon arrostito (e fin qui), salsicce e zuppa di fagioli. Si’, ho scritto zuppa di fagioli. Alle 8 del mattino. Ugh. Gli inglesi, gentilissimi, ti portano il pane tostato e ti chiedono se vuoi il te’ o il caffe’. Se rispondi “caffe'”, ti riempiono completamente una tazza da te’ di brodaglia nera e ti dicono che se aggiungi il latte, ecco fatto il cappuccino! (no, guarda, non ci siamo proprio capiti)

Questo e’ un blog di servizio, e io sono qui per sperimentare: e a parte la zuppa di fagioli, ho mangiato tutto. Devo dire che ci si abitua in fretta. E sapete cosa? E’ molto facile saltare il pranzo: vi sentite dei leoni per tutta la giornata, salvo crollare miseramente verso le 4 del pomeriggio causa mancanza di carboidrato.

Ma basta passare al japancentre e risolvere tutti i problemi di appetito! 😉 (Oddio, sto sbavando! Oddio la tastiera fa le scintille! Aiutooo)

E la sera, mi raccomando, tutti al pub! Noi ci siamo andati 3 volte e devo dire che non era affatto male:

Petto di pollo su cui han versato uno strato di checiap, poi una fetta di bacon arrosto, poi uno strato di checiap, poi del cheddar sciolto, poi uno strato di checiap. con contorno di insalata e patatine

L’importante e’ non avere problemi di colesterolo!

(p.s. Mamma, grazie per il brodino che mi hai preparato quando sono tornata. Era buonissimo e desideratissimo.)

Published in: on 29/08/2011 at 12:41  Comments (4)  
Tags:

Viaggi culinari – La Bouillabaisse

Vi riporto, tanto per non passare per quella che non accetta il contraddittorio, alcune descrizioni trovate su internet della famosa specialita’ provenzale meglio conosciuta come bugliabess (si pronuncia cosi’).

“La bouillabaisse è la famosa e sublime zuppa di pesce vanto della cucina francese” (credit by Verdecardamomo)

“E’ la versione marsigliese dei nostri brodetti, o del nostro caciucco, la cui fama ha fatto il giro del mondo.” (credits by supereva)

“La bouillabaisse è un’ottima zuppa di pesce tipica di Marsiglia, ma famosa in tutta la Costa Azzurra.” (credits by costazzurrapocket)

“The soup was outstanding and I like how it had something for everyone at my table  – delicious broth, different kinds of fish and seafood, and a big hunk of bread to soak up every drop in the bowl. The simplicity and authentic taste of this recipe is what Julia Child is all about to me.” (credits by una pazza che pensa di saper cucinare, o vorrebbe tanto, come Julia Child, familystylefood)

Notare: il portale dell’ufficio del turismo marsigliese riporta la ricetta ma non aggiunge aggettivi pomposi. Ora vi spiego perche’:

la bouillabaisse fa cagare.

E’ una zuppa di pesce fatta con i pesci esteticamente piu’ brutti della terra, anzi, meglio ancora, fatta con i pesci che non troverebbero mercato perche’ non li comprerebbe nessuno, e infatti nasce come piatto povero perche’ i pescatori ci buttavano dentro il pesce che non avevano venduto, e solo i francesi possono pensare di aver creato una prelibatezza da queste robe qui.

Di piu’: la bouillabaisse va rigorosamente preparata da un cuoco-ciminiera, uno di quelli che ha i polmoni asfaltati dal catrame e che non riesce a spegnere le sigarette manco quando e’ in cucina. Infatti la zuppa non sa di pesce, sa DI CENERE.

Quindi, per cortesia, francesi: quella e’ l’uscita di sicurezza.

E Julia Child: maffatte ‘na bistecca.

Published in: on 07/07/2011 at 18:44  Comments (8)  
Tags:

Viaggi culinari – Non sfidatemi mai

L’anno scorso andai a trovare la Rita (ciao Rita!) a Coazze, ed ella mi portò a cena in un posto chiamato Mucca Pazza dove si mangiava solo a menu fisso a 25 euri all you can eat e il menu era il seguente:

Salumi misti con crostini (cioè avevano scannato 2 maiali e li avevano affettati, stagionati e presentati in tavola sdraiati su un immenso vassoio).

Bagna cauda con pinzimonio di verdure (cioè avevano deforestato 25 orti botanici per portare in tavola un’infinità di verdure croccanti, carotesedanofinocchipeperoni e chi più ne ha più ne mangi).

Costine di maiale (cioè avevano scannato un ulteriore maiale, gli avevano sfilato i fianchi per darli da mangiare a noi) con contorno di patate.

Dolce della casa (“secondo me è uno specchietto per le allodole”, disse la Rita, “con tutta la roba che ti dànno da mangiare nessuno può arrivare a chiedere anche il dolce”. “Questo lo vedremo”, dissi io).

Non so se ho reso l’idea della quantità di cibo che ci misero in tavola. Già dopo l’antipasto avevamo le fette di prosciutto che ci uscivano dalle orecchie. Ma non avevo la minima intenzione di pagare un po’ di salumi 25 euri, eccheccazz. Eppoi le verdure sono fatte d’acqua, quindi sotto con la bagna cauda! Non la finivamo più di croccare, sembravamo 2 conigli arrivati direttamente dal Biafra.

“Getto la spugna” esclamò la Rita. “Neanche per sogno”, dissi io, “ora deve venire il bello!”. “Lo so ma sto già rotolando” “Allora stai ferma lì che le costine me le sgagno io”. Feci un cenno al cameriere che annuì, sparì dietro una porta e ricomparve portando su un vassoio UN INTERO FIANCO DI MAIALE, non sto scherzando, UNA CARTUCCERA DI COSTINE COTTA SU PIETRA CON SALE PEPE E AROMI UNA FIGATA DEVASTANTE E SAPORITISSIMA UNA ROBA CHE NON MI CAPITERA’ MAI PIU’ IN VITA MIA.

“Vuoi veramente rinunciare a tutto ciò?”, chiesi a Rita. “Sì”, ebbe l’ardire di rispondere.

“Cazzi tuoi” e mi buttai sulle costine come un vampiro sul collo di un’eterea verginella.

Mi ripulii tutte le costine, in verità gli ossicini li lasciai. Alla fine ruttai come Barney de I Simpson e chiamai il cameriere. “In cosa consiste il dolce della casa?”. Lo vidi impallidire. Sta’ a vedere che Rita ha ragione, pensai. “Beh, ehm, dunque”, farfugliò, “per dolce ci sarebbe una specie di plumcake ma al cioccolato…”. Ti è andata di culo, stronzo, pensai.

Sono allergica al cacao.

Published in: on 19/06/2011 at 17:08  Comments (13)  
Tags:

Viaggi culinari – Quant’e’ buona la paella (forse)

Oltre che in Grecia, gli italiani salvano la trippa anche quando vanno in Spagna. Tra gazpacho, crema catalana e arrocerias, possiamo dire che non torniamo a casa con la panza vuota.

Mi e’ toccato andare a Madrid per lavoro (ci tornerei? Non so. Mi aspettavo di piu’) e devo dire che in quei 4 giorni ho mangiato veramente bene. Ad un pranzo aziendale non poteva mancare la fantastica paella di pesce, carne e verdure. Era stata cotta a puntino il giorno prima e poi riscaldata (il riso era sapientemente tostato), quindi non si avvicinava minimamente a quei risotti scotti che mi tocca mangiare tutti i giorni in mensa ma sorvoliamo. Quello che mi ha stupito e’ stato il bilanciamento perfetto tra i sapori: carne, verdure e frutti di mare non erano affatto in contrasto tra loro. Qualcuno dei miei colleghi ha cercato persino di lottare coi crostacei piu’ bastardi dell’universo creato, non perche’ fossero ancora vivi ma perche’ erano un casino da sgusciare; ed e’ qui, siore e siori, che e’ salito in cattedra Fernando, il collega spagnolo, in quel frangente mio dirimpettaio: “Non c’e’ bisogno di maciullare il granchio per mangiarlo, vi faccio vedere come si fa!”.

Ha preso il granchio e lo ha capovolto a pancia in su. E gia’ la visione di ‘ste zampe e chele a penzoloni non e’ che fosse un bijoux. Poi con l’unghia di un pollice ha fatto leva su non so cosa, forse una membrana che si trova nella parte posteriore dei granchi, e lo ha letteralmente scoperchiato con una mossa facilissima.

Si e’ levato subito un coro stupito di “OOOOOOOHHHHHHH!”.

Fernando aveva l’espressione trionfante di chi ha risolto una difficilissima situazione con un coup de theatre, salvo buttare tutto nel cesso non appena ha attaccato le labbra al culo del granchio e ha iniziato a succhiare la ciccia da li’.

E’ stata in assoluto una delle scene piu’ disgustose che mi sia mai capitato di vedere, piu’ di un fazzoletto pieno di caccole, piu’ della carta igienica sporca, piu’ di un’edizione del TG1.

Credo che non mi riprendero’ mai.

Published in: on 07/02/2011 at 16:53  Comments (11)  
Tags:

Viaggi culinari – Voglio tornare a Santorini

A Santorini ho lasciato il cuore e tante lacrime. Talmente tante che, se qualcuno che mi conosce veramente bene mi chiedesse “Ti trasferiresti piu’ volentieri a Roma o a Santorini?”, avrei difficolta’ immensa a rispondere ma alla fine propenderei per l’isolotto vulcanico. Oh, non le ho trovato un difetto: clima fantastico, gente accogliente e semplice, mare pulitissimo, si trova tutto cio’ di cui si puo’ aver bisogno e in piu’ si mangia benissimo (soprattutto se amate il pesce alla griglia). Ed e’ anche l’unico posto al mondo dove non ho sentito la mancanza della pasta (il che, per un italiano, per di piu’ golosone, non e’ male). L’ultima sera prima di partire, io e Fidanza abbiamo incontrato degli amici (anche loro in vacanza li’) e abbiamo deciso di cenare insieme a Fira, citta’ principale dell’isola. Niente di che, eh?, ho ordinato il solito suvlaki di pollo col contorno di insalata. Essendo una fogn ancora affamata, ho deciso di ordinare il dolce, ma facevo fatica a scegliere anche perche’ il menu era in greco e in inglese, quindi colta da inenarrabili dubbi ho chiesto al cameriere “What’s Baklava?” e lui, con un grandissimo savoir faire, un’eleganza sopraffina, una gentilezza d’altri tempi, mi ha fulminato con un’occhiataccia che diceva chiaramente “e mi tocca pure servire ‘sti deficienti” e ha risposto “Baklava is Baklava.”

Bene.

Allora replicavo con un raffinatissimo “Thanks my ass” e lui tutto spazientito ripeteva “Baklava!” facendo un disegno COL DITO sul tavolo. Penso di averlo guardato come guardi uno che ti blocca in mezzo alla strada e si mette a parlare  come se ti conoscesse da una vita, ma in gaelico. Devo aver sbattuto le ciglia un paio di volte di troppo, perche’, sfinito, ha fatto un gesto con la mano come a dire “cosa spreco tempo a parlare con te che non capisci un cazzo” ed e’ andato a chiamare un altro cameriere, parlante italiano, che mi e’ venuto incontro urlando “NON SAI COSA E’ BAKLAVA AAAHHHHH E’ BUONISSIMO ORA TE LO PORTO”.

A parte il fatto che se qualcuno si fosse sprecato a spiegarmi cos’e’, magari decidevo io se mangiarlo o no, ma vabbe’.

Mi ha portato questo triangolino di goduria (no battute, grazie) fatto con la pasta filo (come la millefoglie, presente?, ma senza crema pasticcera) con strati di miele e granella di mandorle e pistacchio.

Penso che non me lo dimentichero’ mai.

Aprite internet, andate su goooooooooogle immagini, digitate “Baklava” e sbavate. Magari prima procuratevi il mociovileda.

Published in: on 19/01/2011 at 13:59  Comments (6)  
Tags:

Viaggi culinari – Cominciamo male (dall’alto)

Il Signore ci scampi e liberi culinariamente dal Belgio. Non ho mai mangiato cosi’ male come li’. In Belgio si mangia talmente male che i belgi stessi mangiano in ristoranti esotici (mi hanno portata a cena prima al ristorante arabo, poi a quello australiano, e non credo fosse solo una cortesia, quanto piu’ una necessita’).

Potreste dire si’, ma il cioccolato? Sono allergica al cacao.

Allora: procuratevi della poltiglia di carne e dei nervetti, un’arancia e della pasta brise’. Sbucciate l’arancia in modo da tenere solo la scorza (tutta la scorza, eh?). BUTTATE VIA LA POLPA. Ora fate a tocchettini la scorza d’arancia. Mischiatela con la poltiglia e coi nervetti fatti anche loro a pezzetti, poi versate tutto al centro della pasta brise’, dando una forma a salame, dopodiche’ avvolgete la pasta brise’ e buttate tuttonel cess nel forno; dopo una ventina di minuti sfornate, lasciate che si freddi e affettate lo sgorb il salame.

Servite freddo come primo a un’italiana ignara. Se volete essere gentili, affiancatele una bacinella in cui vomitare.

TOCCHETTI DI SCORZA D’ARANCIA NELLA CARNE??? MA SIETE PAZZI???

Sappiate che non e’ stato divertente. Fate come me, se vi dovesse capitare di andare in Belgio, contrabbandate una bella confezione di crackers. E prenotate messicano.

Published in: on 13/01/2011 at 16:39  Comments (2)  
Tags:

Viaggi (culinari)

Inauguriamo oggi la rubrica “Viaggi”, nella quale Ninetta vostra esprimera’ la propria – non richiesta – opinione su cio’ che di buono o di pessimo ha mangiato durante le sue peregrinazioni.

In basso a destra potete visualizzare la cartina dei posti “culinariamente analizzati” (virgolettato particolarmente infelice dal punto di vista interpretativo, ma andiamo avanti) dalla sottoscritta e, cliccando su “visualizza il mio profilo”, venite catapultati immediatamente nel fantastico mondo di Tripadvisor, dove potrete visualizzare una cartina piu’ dettagliata (o per ipovedenti), conoscere le mie preferenze turistiche e avere un punto di riferimento geografico delle stronzate che vado blaterando.

Sia chiaro che esprimero’ le mie personali opinioni, una pietanza che piace a me puo’ non piacere ad altri e viceversa.

Spero di rendervi un servizio utile (sapere cosa mangiare, o NON mangiare, quando ci si allontana da casa e’ un servizio della madonna, secondo me), se invece no, beh, e’ gratis, che volete di piu’?

Published in: on 13/01/2011 at 15:48  Lascia un commento  
Tags: